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Intelligenza artificiale per le imprese. Perché adottarla?

Intelligenza Artificiale per Imprese - Commedia Lecce

Sia che siate alla guida di una start up digitale, sia che stiate cercando di modernizzare un’impresa tradizionale, è essenziale comprendere l’impatto rivoluzionario dell’IA su attività operative, strategia e concorrenza”.

IA per le aziende, una rivoluzione necessaria

La citazione, tratta da un interessantissimo speciale pubblicato sul numero di gennaio/febbraio di Harward Business Review dal titolo “Competere nell’era dell’IA. Come le macchine intelligenti cambiano le regole del business”, sottolinea un assunto dal quale non si può più prescindere: non importa se sei una grande o piccola impresa, se la tua azienda si chiama Alibaba, Facebook e Google o se sei un una piccola realtà di un qualsiasi settore produttivo locale, la verità è che se vuoi essere competitivo oggi, e offrire servizi o prodotti che rispondano alle richieste del mercato attuale e dei bisogni reali dell’utenza, la tua impresa non può prescindere da quella che viene definita decision factory, o AI factory, ossia dall’utilizzo di software capaci di “convertire dati (interni ed esterni) in processi decisionali”. Troppo complesso? Assolutamente no.

Fantascienza? No! L’Intelligenza Artificiale è realtà in azienda

Occorre sfatare il mito per il quale l’IA sia qualcosa di fantascientifico, futuristico, e, dunque, lontanissimo. In realtà, le applicazioni dell’IA già oggi sono una realtà concreta, molto più vicina alla vita di ognuno di noi di quanto si possa immaginare. L’interazione tra noi e il nostro smartphone è solo uno dei risultati concreti e tangibili di un processo di intelligenza artificiale che trova la sua applicazione nella nostra quotidianità. A livello aziendale, accanto alla strong IA, quella che arriva a simulare il ragionamento umano, esistono altre forme di IA meno complesse, anche dette weak IA, che tuttavia sono in grado di gestire processi altrettanto importanti e impattanti per un’azienda. Un esempio? I robot di Amazon, che riconoscono e gestiscono i prodotti fisici in magazzino. Che sia weak o strong, è chiaro che l’IA svolge oggi un ruolo importantissimo all’interno delle aziende e chi non è pronto ad accettare questa sfida ha davanti a sè un presente e un futuro di limitazioni. Non è difficile immaginare cosa succede quando un’impresa tradizionale, non nativa digitale quindi, si trova a competere con un’impresa trainata da intelligenza artificiale, pur servendo la stessa clientela e con una proposta di ugual valore, ma con un modello operativo molto più smart e soprattutto capace di esternersi su scala più ampia.

Le aziende sono pronte per la rivoluzione legata all’IA? Le domande ancora aperte

Da qui in avanti, a fronte di questa consapevolezza, rimangono aperte un bel po’ di domande.

La prima: È davvero possibile una reale trasformazione digitale delle imprese cosiddette tradizionali? Può essere sufficiente introdurre limitate dosi di digitalizzazione nei processi senza radicali cambiamenti aziendali? L’Italia soprattutto, il cui tessuto industriale è composto da piccole e medie imprese, è in grado di affrontare questa rivoluzione? Esistono certamente casi di successo, ma almeno altrettante criticità, legate ad una struttura troppo debole e ad una resistenza al cambiamento ancora troppo radicata. Ma, come rimarcato all’interno dello studio Joint Reasearch Center della Commissione Europea “The changing nature of work and skills in the digital age (fonte https://ec.europa.eu/jrc/en/publication/eur-scientific-and-technical-research-reports/changing-nature-work-and-skills-digital-age), già citato nell’articolo di HBR Italia, occorre superare questo gap e per farlo l’unica possibilità è una formazione mirata che sappia integrare l’intelligenza artificiale con le attività umane.

La seconda domanda è relativa alle tempistiche. Il gioco vale la candela? Assolutamente sì è la risposta. È evidente che la “partenza a freddo”, così come la chiamano M. Iansiti e K. R. Lakhani, può rappresentare una criticità, nella misura in cui qualsiasi processo di trasformazione – e non può fare eccezione quello digitale – hanno sempre tempistiche lunghe. Il valore economico generato da processi operativi alimentati dall’IA può all’inizio non essere all’altezza di quello generato da processi tradizionali già consolidati. Ma la vera sfida è sul medio-lungo tragitto, quando alla fine della corsa i modelli operativi digitali sono in grado di produrre valore nettamente superiore a quello raggiunto dai modelli tradizionali. Si tratta di una sfida che porta, sempre e comunque, sul gradino più alto della competizione.

La terza domanda, inevitabile, è relativa alle conseguenze in termini di costi umani. Diversi studi avvertono come il 50% delle attività lavorative attuali potrebbe essere rimpiazzato da sistemi operativi di intelligenza artificiale. Cosa significa questo? Che stiamo attentando al lavoro di miliardi di persone nel mondo? No, stiamo solo dicendo che si assisterà, anzi si sta assistendo già in questi anni, alla nascita di nuove figure professionali, che andranno a sostituire quelle obsolete, e che hanno inevitabilmente attinenza con l’analisi e la gestione di dati, e sviluppo di algoritmi. Come scrivono in tanti, molti degli studenti attuali svolgeranno tra vent’anni mestieri e mansioni che probabilmemte ad oggi non esistono ancora.

In questo marasma di domande e di risposte, di opportunità e di pericoli, esiste una certezza che non può essere confutata. Ovvero quello che l’Intelligenza Artificiale è, e quello che non è. Non è fantascienza, non è utopia, non è complessità. È realtà per le aziende, è presente, e segna inevitabilmente, e con un solco indelebile, il confine tra quello che è stato e quello che sarà.

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